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L'escursione a Rimini, Cattolica e Riccione come momento di apertura all'esterno

​Riabilitazione e disabilità: il sorriso e la condivisione sono altamente terapeutici

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Articolo tratto da www.andrialive.it

Un "open day della riabilitazione" unico nel suo genere per i ragazzi, famigliari e formatori del presidio A. Q. Di Palo Mons. G. Di Donna

 
L’Open Day della riabilitazione, l’iniziativa lanciata dalla Conferenza Episcopale Italiana, quest’anno è stata presa, dal presidio di riabilitazione A. Q. Di Palo Mons. G. Di Donna, come occasione valida per approfondire all’esterno la conoscenza e soprattutto l’inclusione dei ragazzi diversamente abili. Nello specifico, alcuni operatori del seminternato, assieme ai ragazzi accompagnati anche dalle loro famiglie sono stati in gita a Rimini, Cattolica e Riccione. Un open day insolito e soprattutto itinerante.

Per una volta, “disattendendo” volutamente l’accessione del termine “open day”, il presidio ha preferito aprire altre porte, quelle del divertimento, della spensieratezza e della condivisione, perché tutti hanno diritto alla gioia!

«Un momento di apertura singolare e altamente formativo per tutti: operatori, genitori e ragazzi diversamente abili, ma ancor più educativo per tutte quelle persone che hanno avuto modo di entrare in contatto con i ragazzi e considerare l’altro, nella sua individualità, in quanto persona – commenta il rettore del presidio, Padre Francesco Prontera -. A questa escursione abbiamo aderito con entusiasmo perché dare visibilità e dovuta attenzione a un mondo complesso e fragile, troppo spesso circoscritto nell’ambito dei confini di un “disagio”, è essenziale per approcciarsi con il giusto appiglio che, di certo, non è quello del pregiudizio o ancor peggio dell’approccio caritatevole. I nostri ragazzi, come tutti i diversamente abili e come tutti gli uomini sulla terra, sono unici ed irripetibili, e in quanto tali, vanno considerati!»

La grande famiglia del presidio di Riabilitazione “A. Quarto Di Palo Mons. G. Di Donna” non prende in carico il “paziente” ma include le persone, accanto alle loro famiglie, cercando, ove possibile di condividere dinamiche di relazione e di socializzazione per dare senso compiuto a quell’idea di inclusione – altamente terapeutica -, e quindi di accoglienza cristiana, soprattutto in tema di sofferenza e di fragilità umana.

 

 

Letto 127 volte Ultima modifica il Venerdì, 19 Ottobre 2018